I pasti al tempio possono essere comunitari come ad esempio in occasione di grandi feste, con la partecipazione di molte persone come Vesak o Ullambana, oppure possono essere pasti condivisi con un numero più limitato di partecipanti, ad esempio in occasioni di giornate di ritiro o di lavoro al tempio (Karma-Yoga).

In entrambi i casi non si riduce semplicemente a mangiare insieme, ma è un’occasione di pratica, dove si mantiene un atteggiamento rispettoso e si coglie come un’opportunità di dialogo informale e di insegnamento da parte dei monaci.

Questo permette alla comunità laica di seguire il consiglio del Buddha riportato nel Mangala Sutra:

“Avere contatti con i monaci e le monache, conversare sul Dharma a tempo debito. Questa è la più grande felicità.”

Seguendo la tradizione Buddhista ed il primo precetto dei discepoli laici che hanno preso rifugio, tutti coloro che frequentano il tempio si impegnano a

Non uccidere esseri senzienti

anche con la propria dieta affinché anch’essa diventi strumento di evoluzione personale.

Si evita la sofferenza di ogni essere, ovviamente non si uccidono animali per cibarsene, ma nemmeno si appoggiano gli allevamenti intensivi per la produzione di alimenti di origine animale come latticini e derivati del latte.

Al Tempio si fa eccezione per le uova ma solo se provenienti da galline che vivono libere e preferenzialmente in assenza di maschi (galli) che possano fecondare le uova.

Ciò non si limita solo ad una dieta simile alla dieta Vegan, ma anche al rispetto di ogni essere, inclusi gli insetti che popolano numerosi l’intorno naturale del tempio Tenryuzanji. Almeno nel territorio del tempio e nelle sue vicinanze si chiede di portare rispetto per tutti gli esseri, quindi senza uccidere nemmeno formiche, mosche, zanzare, ragni…ma i discepoli del Tenryuzanji si sono impegnati a mantenere tale pratica quotidianamente all’interno delle loro vite.

Il quinto precetto dei discepoli laici ci insegna ad impegnarsi a

Non assumere sostanze intossicanti che alterano la mente

È evidente quindi che non si accettano al tempio sostanze stupefacenti, escludendo anche alcool e tabacco. Nelle grandi feste si riserva uno spazio appartato per i fumatori, anche se viene fatto caloroso invito di approfittare della propria presenza al tempio per provare ad astenersi dall’abitudine del fumo.

Comunque In generale si evita il fumo nel territorio del tempio o in presenza dei monaci.

Sia in occasione di grandi feste sia per ritrovi limitati a poche persone, è buona pratica portare delle donazioni di cibo, oltre alle offerte di fiori, candele ed incenso. Questa prassi viene chiamata Dana che sta ad intendere la “pratica del donare disinteressatamente e con benevolenza”. Dana fa parte di quelle pratiche spirituali che il discepolo buddhista cerca di seguire quotidianamente, Dana infatti insieme a Sila (precetti) e Bhavana (meditazione) compone le tre fondamentali pratiche di trasformazione interiore.

Il Tenryuzanji ha deciso di diventare un tempio “Plastic-free”, cercando quindi di limitare il più possibile la presenza di quella plastica che viene ritenuta non necessaria come ad esempio bottiglie, piatti, bicchieri e posate varie.

Al tempio è sempre buona abitudine evitare i residui plastici e non riciclabili, cercando di mantenere un atteggiamento ecologico e sostenibile.

Nelle feste come Vesak o Ullambana ogni partecipante porta del cibo, preferendo cibi pronti, cucinati a casa, per non sporcare la cucina e non ostacolarsi a vicenda in cucina, visto il numero abituale dei partecipanti.

D’altra parte se si intende cucinare qualcosa in prima persona al tempio, per un ritiro di lavoro o di pratica limitato a pochi discepoli, si possono portare i prodotti freschi e di origine vegetale che si intendono consumare durante il soggiorno al tempio.

Ognuno è responsabile di preservare il buono stato della cucina del tempio e dei suoi utensili, preservandone pulizia ed ordine.

È normale al tempio che tra tutti si cucini il pasto, nella pace e nell’armonia reciproca della comunità, dove non c’è una gerarchia o qualcuno che dirige, ma ognuno si sente partecipe e responsabile della cucina e della sua pulizia, nonché dell’atmosfera serena e pacifica che cerchiamo tutti quando ci rechiamo al tempio.

Il monaco Seiun gradisce che i discepoli cucinino per tutti, pietanze gustose o semplici, sane e molto spesso ispirate alla tradizione asiatica, ma anche locale.

La comunità si occupa del monaco (o dei monaci se ce n’è più di uno) e il menù e le tempistiche si accordano sempre con i monaci per non interferire nelle dinamiche di pratica religiosa e nelle cerimonie programmate.

Tradizionalmente i monaci mangiano per primi, in un’abitazione separata, fuori dalla vista dei laici. Nel nostro caso, visto che abitualmente c’è solo il Ven. Seiun, mangiamo tutti insieme, inoltre lui stesso ci ripete spesso che è giusto allinearsi, là dove questo è possibile, alla consuetudine e alle abitudini locali e culturali in cui il tempio trova sede. In tal caso il monaco Seiun riconosce l’importanza del momento del pasto come momento di condivisione mutuato dalla tradizione cristiana e per nulla in conflitto con le consuetudini e gli insegnamenti buddhisti. Bisogna tenere sempre presente però che è un’eccezione alla tradizione e a nostro modo lo teniamo presente aspettando sempre che tutti i commensali siano seduti a tavola, soprattutto i monaci, che vanno serviti per primi come pratica di generosità. Quando tutti siano stati serviti e il Venerabile lo consideri opportuno, benedice e ringrazia per il cibo.

Solo dopo che i monaci hanno cominciato a mangiare, il resto dei commensali possono cominciare.

È considerato una mancanza di rispetto non rispettare queste attenzioni nei confronti della comunità religiosa, che abbiamo l’onore di avere a tavola con noi.

Il momento della pulizia, lavare i piatti, ordinare la cucina è altrettanto responsabilità di tutti

la collaborazione e la buona intenzione di mantenere il tempio ordinato e pulito spetta ad ognuno di noi.

Per chi cucina è utile ricordare che questo atto non è solo gentile ed utile nei confronti della comunità, ma è una utile opportunità per cucinare ponendo attenzione nella respirazione cosciente, alimentando la propria concentrazione e la calma interiore ed è una pratica spirituale tanto quanto la meditazione o la recitazione delle liturgie, rientra nel grande ventaglio di attività  come strumento di crescita personale che prende il nome di Karma-Yoga.

Si può mantenere la concentrazione nella respirazione e volendo si può anche accompagnare dalla recitazione mentale di un mantra. I benefici di questo modo di agire sono immediati e di enorme efficacia, anche per altre attività.

Per questo motivo è importante avere l’intenzione di crescita spirituale evitando assolutamente di cercare di alimentare l’ego. Ogni faccenda non si fa perché il monaco o gli altri commensali riconoscano lo sforzo o le abilità culinarie, ma come sincero gesto altruistico e disinteressato.

C’è chi non se la sente di cucinare perché non se ne vede capace, ma avrà molte altre opportunità di praticare il Karma-Yoga lavando i piatti, preparando il tè o il caffè, mantenendo l’ambiente ordinato e pulito…senza menzionare i numerosi lavori di giardinaggio che non mancano mai!

Buona pratica!
Nel Sangha

I Deshi del tempio Tenryuzanji